Flash improvvisi »
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quella di essere accoltellato alla schiena.
Non ho mai dato un serio peso a questa cosa e non mi sono mai chiesto il perché o da quando avessi iniziato a temere tutto ciò.
All’età di 8 anni circa, un pomeriggio, ero a casa e stavo giocando con mio fratello e mia cugina, entrambi un po’ più grandi di me.
Non ricordo a chi venne l’idea ma iniziammo a fare un gioco-verità.
Ognuno di noi doveva raccontare agli altri due quale era la cosa che temeva di più.
Ricordo anche che facemmo il giuramento solenne, come quelli che si fanno tra bambini, di non raccontare MAI a nessuno e per nessun motivo quello che stavamo per rivelare di lì a poco.
Io, con un po’ di imbarazzo e di batticuore, ho raccontato la mia fobia accolta, ahimè, da un po’ di sghignazzate.
Poco dopo, mentre eravamo tutti seduti a tavola per la cena, improvvisamente, ridendo e scherzando, mio fratello con la complicità di mia cugina hanno raccontato ai presenti la mia paura.
Ricordo come fosse ieri il mio stato d’animo, il mio senso di tradimento e di delusione che provavo.
Oggi, dopo quasi trent’anni, l’unica cosa che mi vien da dire è che, pur avendo solo 8 anni, avevo già capito che facevo bene a temere le pugnalate alle spalle.
E quelle che fanno più male, e hanno bisogno di maggior tempo per cicatrizzarsi, sono quelle che ti arrivano da persone vicine dalle quali ti aspetti ben altro…
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quella di essere accoltellato alla schiena.
Non ho mai dato un serio peso a questa cosa e non mi sono mai chiesto il perché o da quando avessi iniziato a temere tutto ciò.
All’età di 8 anni circa, un pomeriggio, ero a casa e stavo giocando con mio fratello e mia cugina, entrambi un po’ più grandi di me.
Non ricordo a chi venne l’idea ma iniziammo a fare un gioco-verità.
Ognuno di noi doveva raccontare agli altri due quale era la cosa che temeva di più.
Ricordo anche che facemmo il giuramento solenne, come quelli che si fanno tra bambini, di non raccontare MAI a nessuno e per nessun motivo quello che stavamo per rivelare di lì a poco.
Io, con un po’ di imbarazzo e di batticuore, ho raccontato la mia fobia accolta, ahimè, da un po’ di sghignazzate.
Poco dopo, mentre eravamo tutti seduti a tavola per la cena, improvvisamente, ridendo e scherzando, mio fratello con la complicità di mia cugina hanno raccontato ai presenti la mia paura.
Ricordo come fosse ieri il mio stato d’animo, il mio senso di tradimento e di delusione che provavo.
Oggi, dopo quasi trent’anni, l’unica cosa che mi vien da dire è che, pur avendo solo 8 anni, avevo già capito che facevo bene a temere le pugnalate alle spalle.
E quelle che fanno più male, e hanno bisogno di maggior tempo per cicatrizzarsi, sono quelle che ti arrivano da persone vicine dalle quali ti aspetti ben altro…
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Non ho mai dato un serio peso a questa cosa e non mi sono mai chiesto il perché o da quando avessi iniziato a temere tutto ciò.
All’età di 8 anni circa, un pomeriggio, ero a casa e stavo giocando con mio fratello e mia cugina, entrambi un po’ più grandi di me.
Non ricordo a chi venne l’idea ma iniziammo a fare un gioco-verità.
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Ricordo anche che facemmo il giuramento solenne, come quelli che si fanno tra bambini, di non raccontare MAI a nessuno e per nessun motivo quello che stavamo per rivelare di lì a poco.
Io, con un po’ di imbarazzo e di batticuore, ho raccontato la mia fobia accolta, ahimè, da un po’ di sghignazzate.
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Ricordo come fosse ieri il mio stato d’animo, il mio senso di tradimento e di delusione che provavo.
Oggi, dopo quasi trent’anni, l’unica cosa che mi vien da dire è che, pur avendo solo 8 anni, avevo già capito che facevo bene a temere le pugnalate alle spalle.
E quelle che fanno più male, e hanno bisogno di maggior tempo per cicatrizzarsi, sono quelle che ti arrivano da persone vicine dalle quali ti aspetti ben altro…
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Non ho mai dato un serio peso a questa cosa e non mi sono mai chiesto il perché o da quando avessi iniziato a temere tutto ciò.
All’età di 8 anni circa, un pomeriggio, ero a casa e stavo giocando con mio fratello e mia cugina, entrambi un po’ più grandi di me.
Non ricordo a chi venne l’idea ma iniziammo a fare un gioco-verità.
Ognuno di noi doveva raccontare agli altri due quale era la cosa che temeva di più.
Ricordo anche che facemmo il giuramento solenne, come quelli che si fanno tra bambini, di non raccontare MAI a nessuno e per nessun motivo quello che stavamo per rivelare di lì a poco.
Io, con un po’ di imbarazzo e di batticuore, ho raccontato la mia fobia accolta, ahimè, da un po’ di sghignazzate.
Poco dopo, mentre eravamo tutti seduti a tavola per la cena, improvvisamente, ridendo e scherzando, mio fratello con la complicità di mia cugina hanno raccontato ai presenti la mia paura.
Ricordo come fosse ieri il mio stato d’animo, il mio senso di tradimento e di delusione che provavo.
Oggi, dopo quasi trent’anni, l’unica cosa che mi vien da dire è che, pur avendo solo 8 anni, avevo già capito che facevo bene a temere le pugnalate alle spalle.
E quelle che fanno più male, e hanno bisogno di maggior tempo per cicatrizzarsi, sono quelle che ti arrivano da persone vicine dalle quali ti aspetti ben altro…
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Percepire il movimento di entrambi i corpi che respirano in perfetta sintonia.
Sentirsi coccolati e accolti.
Fidarsi.
.
Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
è poter assaporare questo profondo momento con la consapevolezza di non sentirsi obbligati di dover dare qualcosa in cambio e, soprattutto, senza avere il terrore di sentirsi derubati di qualcosa di noi stessi…
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GRAZIE!!!…
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Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
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Fidarsi.
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Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
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Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
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Fidarsi.
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Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
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Ma la cosa più emozionante e che riempie l’anima,
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